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Il Vangelo della domenica

Lc 12, 49-57
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

FUOCO ED ACQUA
Nel Vangelo di questa Domenica, Gesù ci rende partecipi dei sentimenti che si agitano nel suo cuore, mentre è in cammino verso Gerusalemme. Egli desidera ardentemente che sia acceso quel fuoco che è venuto a gettare sulla terra, ma nello stesso tempo è in ansia per il battesimo nel quale sta per essere immerso, finché tutto non sia compiuto. Fuoco e acqua sono gli elementi essenziali della Veglia Pasquale che celebriamo ogni anno. In essi si manifesta la morte redentrice di Gesù, nella quale siamo stati immersi nel nostro battesimo, e la sua gloriosa resurrezione, che ha squarciato le tenebre del peccato con il fulgore della vita nuova nata dalla morte, la vita risorta di Cristo che ha acceso in noi il fuoco della fede. Gesù è venuto nel mondo per rivelarci il vero volto di Dio, rivelandoci la misura del suo amore per ogni uomo. É questo il fuoco che è venuto a gettare sulla terra, il fuoco che Mosè vede ardere nel roveto che non si consuma, il fuoco che a Pentecoste è riversato sul capo dei discepoli e nella Pasqua del nostro Battesimo ha incendiato i nostri cuori con la presenza dello Spirito Santo. Per accendere questa fiamma Gesù deve immergersi fino in fondo nell’esperienza della notte che avvolge la vita dell’uomo che con il peccato si è allontanato dall’amore del Padre. Per Gesù condividere questa notte questa lontananza dal Padre, scendendo nel battesimo della morte del malfattore, è motivo di grande angoscia, che egli manifesterà pienamente nell’orto degli ulivi. Desiderio e angoscia sono i sentimenti che anche noi possiamo condividere con Gesù, vorremmo vivere la vita cristiana in pienezza ma ci spaventano le esigenze del Vangelo, che pure comprendiamo così vere. Solo affidandoci alla fedeltà di Gesù, di cui facciamo viva memoria in ogni Eucarestia, noi possiamo vedere riaccendersi nel cuore il fuoco del roveto ardente, il fuoco dell’amore fedele e gratuito di Dio, al quale Cristo risponde per noi con la sua fedeltà. Di questo ci nutriamo in ogni Parola e in ogni Sacramento, affinché, la sostanza dell’amore con cui il Padre ci ama e che Gesù ha manifestato nel suo battesimo di sangue, divenga pian piano la sostanza della nostra vita, solo così le nostre lampade non rimarranno spente. Dopo averci reso partecipi dei suoi sentimenti, Gesù chiarisce il suo compito, in ordine alla pace annunciata dagli angeli alla sua nascita, come dono di Dio agli uomini che egli ama e che tutti si attendono dal Messia. Non è la pace che conosce il mondo, un equilibrio di forze frutto di compromessi e perciò sempre fragile e precario, e nemmeno la pace che offrivano i romani incutendo timore nei propri nemici. Riguardo a questa pace Gesù dice chiaramente che non gli appartiene. La pace che nasce dalla vittoria sul proprio egoismo, la pace che è generata dalla condivisione dello sguardo di Dio su ogni uomo, la pace che Gesù ci conquista con la sua morte, facendo morire il peccato e generando un uomo nuovo, in piena comunione col Padre e capace di vera fraternità verso ogni uomo, è una pace a caro prezzo, è costata il sangue di Cristo, la sua divisione dal Padre per raggiungere noi nelle nostre lontananze e ricondurci a Dio riconducendoci a noi stessi. É pertanto necessario fare chiarezza in noi, lasciare che la divisione che Gesù è venuto a portare sulla terra con il suo Vangelo, fra luce e tenebre, fra verità e menzogna, scenda fino in fondo nel nostro cuore e nei nostri rapporti umani, anche i più sacri, affinché la verità ci renda liberi da tutto ciò che in noi non è amore e nella libertà impariamo ad amare con Gesù ogni creatura.
Don Paolo

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