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Il Vangelo della domenica

Mt 28, 16-20
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI
La Solennità dell’Ascensione del Signore Gesù, è il vero compimento del Mistero dell’Incarnazione. “Dio si è fatto uomo, perché l’uomo diventasse Dio”, affermano i Padri della Chiesa.
Attraverso la sua Pasqua, Gesù ha condotto la nostra umanità, da cui mai si è separato, presso il Padre. La sua vittoria sul peccato e sulla morte, si manifesta proprio in questa possibilità, conquista per noi e per la nostra carne, di divenire partecipe della vita di Dio, perciò viene assunta dal Padre. “Gesù è vivo presso il Padre, in una condizione superiore a quella connaturale ai corpi che vivono sulla terra. Morto infatti una volta sola non muore più, la morte non ha più potere su di lui. Anche noi, calcando le sue orme, siamo vivi della sua stessa vita. Senza dubbio per mezzo di Cristo abbiamo acquistato l’accesso al Padre. Adamo è ritornato nel giardino a passeggiare con Dio” (Cirillo di Alessandria)
In questa Solennità accade qualcosa che trasforma per sempre la condizione di tutta la realtà umana. Accade, anzitutto, all’umanità di Gesù, che è il primo generato dalla morte, (Apocalisse 1,5) ma quando il Padre assume questa umanità, facendola propria, ha delle conseguenze che toccano la carne di ogni uomo. D’ora innanzi, tutto quello che accade al più piccolo degli esseri umani, riguarda Dio, lo tocca da vicino. Inoltre, tutta l’umanità è divenuta Terra Santa, luogo dove si può incontrare Dio, che ne è diventato partecipe in Gesù. Da questo momento, non si potrà più parlare di Dio senza parlare dell’uomo. Il Vangelo che accogliamo in questa Solennità riporta le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Matteo.
Sono parole solenni, precedute da due atteggiamenti contrastanti che i gli undici, portando in sé la ferita del tradimento, esprimono quando vedono il Signore: si prostrarono e dubitarono. Si manifesta qui la dinamica della fede, che mentre riconosce in Gesù il Signore, contemporaneamente dubita che quello di cui il Vangelo li ha resi testimoni, si possa realizzare pienamente anche nella loro umanità.
È sempre Gesù che supera le distanze che il dubbio pone tra noi e il suo Vangelo. Il dubbio infatti è inseparabile dalla fede di chi lo accoglie e si interroga sulle parole sui gesti di Gesù. Facendosi vicino Gesù conferma il cuore dei discepoli su ciò che è accaduto nella sua Pasqua: egli è divenuto il Signore del Cielo e della Terra, la sua umanità riceve dal Padre ogni autorevolezza, nelle cose di Dio e nelle cose degli uomini. Il Crocifisso Risorto, infatti, è il senso pieno della vita di ogni creatura e nello stesso tempo è il senso pieno della vita di Dio, questo esprime il Mistero della sua Ascensione. Accogliendo il suo Vangelo la carne di ogni uomo viene illuminata da questa luce e resa partecipe di questa comunione col Padre. Perciò egli manda i suoi discepoli in tutto il mondo, perché quello che è accaduto all’umanità di Gesù nella sua Pasqua, riguarda l’umanità di tutti e coinvolge intimamente la vita di ognuno.
A chi assume l’atteggiamento del discepolo, manifestando il desiderio di conoscere e la disponibilità ad ascoltare, la Parola del Vangelo comunica il senso vero dell’esistenza, facendo percepire la presenza di Gesù, che mediante il dono dello Spirito ci conduce a vivere in comunione col Padre. Le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Matteo, ci fanno comprendere come nella sua Ascensione Gesù non ci abbandona, anzi, appare più presente che mai nella vita di ogni discepolo e ci accompagna, ogni giorno, nel nostro cammino verso il Padre e verso l’umanità a cui mostrare il suo volto.
Don Paolo
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